venerdì 11 settembre 2020

LA STRADA

Non si ricordava il giorno in cui aveva iniziato a viaggiare, non si ricordava perché e quando lo avesse deciso, camminava da anni ormai, per questo, almeno credeva, non immaginava più cosa ci fosse stato prima della strada. Il freddo vento invernale, agitava le fronde degli alberi, alzava la terra, intorno a lui solo il bosco.  Camminare si stava facendo sempre più difficile, aveva imboccato un cammino diverso da quello dei suoi compagni, non sconosciuto, poco battuto, quasi abbandonato. La debole luce della luna, filtrata dalle chiome, macchiava il sentiero, i suoi passi erano sempre più incerti, il corpo agitato dalla paura e dal freddo tremava, ma non doveva fermarsi, non gli era concesso, sapeva che tutto sarebbe finito una volta arrivato, finalmente si sarebbe potuto riposare ed in questo trovava la forza di proseguire. Il silenzio che abitava quel luogo era rotto dal solo  suono dei passi, nessuna voce familiare, solo qualche volta, quando il vento soffiava più forte, sembrava che il bosco si riempisse di voci e sussurri. Era in quella mascherata solitudine che ripensava ai suoi genitori. Quanta strada avevano fatto insieme, parlando sotto il sole caldo dell’estate, ridendo nelle brezze primaverili, quei ricordi non potevano essere toccati né dal gelo dell’inverno, né dalla densa ombra del bosco, quei ricordi lo scaldavano nelle giornate più fredde. Un giorno tuttavia, al suo risveglio erano spariti, ancora, nel pensarci, provava quelle sensazioni, la paura e l’angoscia, le ore passate a vagare urlando i loro nomi, dei giorni che aveva trascorso camminando sperando di vederli ancora. Alla fine, immerso nel sole freddo dell’autunno aveva accettato la realtà, era solo, da quel momento avrebbe continuato il viaggio convinto di doverlo concludere anche per loro. Il vento adesso taceva, camminava assorto nei suoi pensieri mentre i primi raggi del sole trafiggevano le foglie, un’ombra verde illuminava il sentiero, nel silenzio del bosco, un’altra notte era passata, era un giorno più vicino alla meta.

Dall'alto della rupe, non riusciva più a scorgere l'abominevole corpo di quella creatura. Piuttosto che la sconfitta aveva preferito la morte, Tebe e le sue possenti mura si delineavano in lontananza.

Continuava a camminare, sentiva i caldi raggi del sole scaldare il suo volto magro e pallido, la mano destra tremava sull'impugnatura del bastone nodoso, la strada larga e dritta si estendeva davanti a lui, arrampicandosi lungo le colline dorate. Ancora si doveva mietere il grano, la lama delle falci adagiate sul ciglio della strada riluceva colpita dal sole, un venticello leggero, trasportava l’odore dei fiori di campo, il bosco, il freddo, la solitudine erano solo un lontano ricordo. Un anziano stonato, poco lontano, aveva iniziato a cantare, alcuni bambini si rincorrevano scherzando, molti di quelli accanto a lui conversavano, alcuni soffrivano, tutti camminavano. Fu allora che la videro in lontananza, erano arrivati, i suoi occhi si riempirono di lacrime, lontano qualcuno rideva felice, qualcuno piangeva, altri avevano iniziato a correre. Finalmente dopo aver camminato a lungo, potevano lasciarsi il viaggio di una vita alle spalle.  

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