giovedì 9 settembre 2021

PROSERPINA

La tenda della piccola finestra si agitava colpita dalla lieve brezza di primavera odorosa dei mandorli che ormai sbocciati, con i delicati fiori bianchi, macchiavano d’ombra, tutta la collina, impedendo ai caldi raggi del sole delle dieci, di scaldare l’erba che ne abbracciava le radici. Sul davanzale un piccolo vaso di terracotta azzurra, colpito dalla sfarfallante luce che filtrava dalla tenda, proiettava il suo colore sul candido marmo, mentre una formica, arrampicatasi lungo la superficie del vaso, lo esplorava con lente spirali, cercando, in quel vasto mare azzurro, di trovare chissà cosa.

Quando entrò nella stanza, la tenda aveva appena smesso di dimenarsi, la formica oltrepassato l’orlo, anche sul marmo, la sinuosa danza prussiana, aveva trovato un istante di pausa. Tutto era fermo, ciò che prima si agitava, e nella sua piccolezza si faceva testimone della vitalità della natura, appariva come un attimo congelato nel tempo, nell’assoluto silenzio che regnava sovrano in quel caldo pomeriggio d’estate.

Il grande pendolo appoggiato, solitario, in un angolo della stanza, con cupi rintocchi, aveva iniziato a suonare il mezzogiorno, l'oscillare del peso, era, nell’ assurda staticità della camera, ipnotico. La sua immagine distorta dal vetro lavorato che proteggeva il cuore dell’orologio, appariva sempre meno nitida e più confusa nell’ osservarla. I rintocchi continuavano a rimbalzare sulle pareti, e, quasi come se avesse potuto vederli, li aveva rincorsi con lo sguardo fino a che non erano volati via, scomparendo attraverso la finestra, ondeggiando tra le messi di grano che quasi a seguirli, sciabordavano,  accogliendo nel mentre, tra le spighe dorate, tutto il calore della luce del sole.

Intanto i rintocchi ormai lontani si univano al frinire delle cicale e lentamente, nel loro propagarsi, ne venivano sopraffatti, diventando un tutt’uno con la natura, mescolandosi al lieve fruscio delle foglie che, ormai rosse cadevano cullate dal vento, fino ad adagiarsi dolcemente sul suolo sempre più freddo e stanco. Una pioggia di foglie vorticava davanti alla finestra, la luce pallida di un meriggio autunnale a fatica penetrava le tende e, debole, illuminava il pavimento. L’aria, carica di umidità, annunciava l’imminente temporale, riempiendo ogni angolo della stanza, ogni piccolo anfratto, di petricore. Le prime deboli gocce di pioggia, come dita delle nuvole tamburellavano sulla finestra, mentre i primi fiocchi di neve si attaccavano al vetro, nel buio della sera, nella volta del cielo ormai scuro, gli ultimi raggi del sole rischiaravano l’orizzonte dietro la collina.

 L’assoluto silenzio della notte invernale, ovattata dal nuovo manto candido che lentamente stava avvolgendo il paesaggio, bussava, insistente, al vetro completamente appannato, cercando di infiltrarsi all’interno della stanza. La neve cadeva fitta sul terreno addormentato mentre i rami dei mandorli sulla collina, ormai spogli, resistevano al leggero peso dei fiocchi che lentamente, accumulandosi, cercavano di piegarli fino a farli spezzare.

Per tutta la sera aveva fissato quello spettacolo da dietro la tenda della finestra, tutto sembrava eterno, immortale. Con lo sguardo perso nei fiocchi che cadevano non aveva notato che una piccola formica nera, superato con fatica l’orlo del vaso, ne stava lentamente scendendo i bordi, mentre la luce delle dieci, tinta di blu, danzava sul davanzale in marmo. La tenda della finestra aveva cominciato a tremare, sospinta da una fresca ma piacevole brezza primaverile.

Se ne accorse così, i mandorli erano in fiore.

Recentemente

PROSERPINA

La tenda della piccola finestra si agitava colpita dalla lieve brezza di primavera odorosa dei mandorli che ormai sbocciati, con i delicati ...